Utero retroverso: fertilità e gravidanza
Circa il 23% delle donne presenta un utero retroverso (o retroflesso) ma non si tratta di una patologia, significa semplicemente che anatomicamente l'utero è voltato all’indietro, in direzione del retto. Ha conseguenze su fertilità e gravidanza?

L'utero retroverso non ha di solito ripercussioni negative sulla fertilità della donna, sul processo di fecondazione o sull'andamento della gravidanza: l'utero è un organo molto flessibile, che si modifica e cambia forma e posizione con il crescere del feto.
Durante la gravidanza l’utero retroverso torna naturalmente in posizione verticale a causa dell’aumento di volume: la retroversione si corregge dunque da sola verso l’inizio del quarto mese di gravidanza.
Se la retroversione non si corregge spontaneamente una semplice manovra effettuata con le dita per via vaginale consente di riportare l’utero in posizione anteversa, permettendo così il normale svolgimento della gravidanza.
In alcuni rari casi può succedere che l’utero rimanga retroverso, con il rischio di causare ritenzione urinaria (se il collo dell’utero va ad appoggiarsi sulla vescica e sull’uretra impedisce la discesa dell’urina) o “'incarcerazione uterina” (se un crescente utero retroverso viene incastrato nelle pelvi dopo il primo trimestre di gravidanza).
La presenza di un utero retroverso non aumenta il ricorso al cesareo o l’incidenza delle complicazioni durante la gravidanza e il parto (può succedere ma tratta di casi eccezionali in cui il parto naturale può quindi risultare più difficoltoso, rendendo necessario il ricorso al taglio cesareo).
Alcuni esercizi (contrazioni pelviche o esercizi di Kegel) rinforzano i muscoli che circondano l'utero, aiutandolo ad assumere la posizione verticale e a ridurre l'incontinenza.
foto: M. Sundstrom